mercoledì 1 febbraio 2012

Pensiero del Sommo Bardo sul Copyright

La farò breve, non voglio dilungarmi su argomenti che non conosco sufficientemente bene. In calce, riporterò diversi link di riferimento per chiunque voglia approfondire l’argomento. Qui mi limiterò a dare una sintesi di cosa sia una CCPL (Creative Commons Public Licenses) e del perché ho deciso di applicarla a TUTTO il materiale che metterò in questo blog.
Quanto qui espresso fa riferimento all’ambito artistico letterario ma è applicabile, seppur tenendo conto di aspetti specifici, a tutto ciò che concerne qualsiasi tipo di produzione artistica, produzione che è oggi ancora troppo spesso legata a un concetto di copyright in cui “tutti i diritti sono riservati”.

«Chi riceve un'idea da me, riceve una conoscenza che non toglie nulla alla mia, così come chi accende la sua candela con la mia si fa luce senza per questo lasciarmi al buio. Che le idee circolino liberamente, una dopo l'altra, in tutto il mondo, perché gli uomini possano a vicenda trarne istruzione morale e miglioramento personale, senza negare un fatto voluto espressamente da una natura benevola, che le ha fatte come il fuoco, libere di diffondersi ovunque senza perdere in nessun punto la propria intensità [...]. Le invenzioni non possono dunque, per loro natura, essere soggette a un regime di proprietà».
Lawrence Lessig (citando Thomas Jefferson), The future of ideas. The fate of the commons in a connected world, Vintage Books, 2002 –

Il concetto qui sopra riportato sintetizza perfettamente il pensiero di chi ha fatto del Creative Commons una “filosofia di vita”. Tralasciando ambiti che esulano dagli scopi per cui questo blog è stato creato (come il cinema o la musica), un’opera, sia essa un libro, un fumetto o un dipinto, DEVE essere liberamente accessibile a tutti. L’idea ormai vecchia quale è “il libro l’ho scritto io, quindi è mio e se tu lo vuoi LEGGERE mi DEVI pagare!” (notare leggere, figuriamoci possedere) sta lasciando sempre più spazio (almeno da parte di chi ha una mente sufficientemente aperta per abbracciarne la filosofia) a idee come “il libro l’ho scritto io e lo metto a disposizione di tutti perché ne possano liberamente entrare in possesso e trarne giovamento”.
La prima obiezione che viene di solito fatta a questa “distribuzione free” delle opere, di solito è: ok, ma l’autore allora cosa ci guadagna? Scrivere un libro è di certo un lavoro lungo e faticoso e se alla fine lo devo divulgare gratis senza guadagnarci un soldo, chi me lo fa fare?
Risposta: l’amore per la scrittura? Il voler comunicare le tue idee? Andiamo, farlo solo per mero denaro equivale al mercenario che combatte una guerra indipendentemente dalla causa…

Il profitto
NON E’ assolutamente vero che un’opera divulgata liberamente non genera profitto. La rete, fonte primaria della distribuzione (anche illegale) di opere, è piena di esempi in tal senso e credo che il migliore di tutti non possa che essere questo post di Paulo Coelho.
(Fonte: Commento 181 di Blu al post Sul Copyright di Gamberetta nel Blog Gamberi Fantasy. )

C’è altro da aggiungere? Io dico di no. Ok, sento già qualcuno dire: "Grazie al c...o. Coelho è già famoso e ricco... Bella fatica!". E' vero, ma il concetto funziona anche per autori sconosciuti. Ci sono scrittori che distribuendo gratis i propri lavori hanno raccolto molto denaro dalle sole offerte degli estimatori. 
La risposta è tutta qui: se il tuo lavoro è buono, la gente a cui piacerà ti ricompenserà. A te sta solo:
  1. Fare un buon lavoro
  2. Fare in modo che più gente possibile ne entri in possesso
  3. Fare in modo che coloro che hanno apprezzato il tuo lavoro possano facilmente ricompensarti.
Il primo punto è tutto a carico tuo: talento, lavoro, costanza, studio, ricerca e tutto quello che serve per creare un buon racconto (o romanzo, o fumetto, o poesia o quant’altro). Per i punti 2 e 3 c’è internet che può fornirti tutti gli strumenti: dalle licenze CC (vedi sotto) a siti di pagamento online (PayPal o similari). Esistono siti che mettono a disposizione il loro “cyberspazio” per divulgare la tua opera e fare in modo che tu ne vanga ricompensato. Basta cercarli.

Infine un piccolo appunto sulle case editrici: una casa editrice italiana (all’estero non so, ma in Italia è così) ricompensa l’autore di un romanzo (indipendentemente da quanto questo sia buono) del valore medio di, diciamo, 15€ con al massimo 1€. E i restanti 14? Costi, distribuzione e, soprattutto, guadagni altrui. Si, c’è gente che guadagna (e molto) sul duro lavoro di altri. Io li chiamo parassiti. Non trovo altro termine.
Vuoi fare lo scrittore? Pensi di essere bravo? Ok. Ma davvero vuoi arricchire altri con il tuo lavoro?

Le Creative Commons
Nate da un gruppo di lavoro formato da alcuni giuristi della Stanford University della California nel 2001, le Creative Commons Public Licenses (CCPL in breve) permettono ad un autore di regolamentare l’utilizzo della propria opera da parte di terzi.
Si differenziano dalla classica licenza di copyright “tutti i diritti riservati” per avere un’impostazione generale del tipo “alcuni diritti riservati” e ogni artista può applicare alle proprie opere quella che preferisce per gusto o esigenze.

Esistono (ad oggi) SEI diverse licenze tra cui scegliere. Ne do di ognuna solo un breve riassunto rimandando al sito della Creative Commons per approfondimenti.
  1. Attribuzione (CC BY). Questa licenza permette a terzi di distribuire, modificare, ottimizzare ed utilizzare la tua opera, anche commercialmente, purché te ne sia riconosciuta la paternità.
  2. Attribuzione - Condividi allo stesso modo (CC BY-SA). Questa licenza permette a terzi di modificare, ottimizzare ed utilizzare la tua opera come base, anche commercialmente, fino a che ti diano il credito per la creazione originale e autorizza le loro nuove creazioni con i medesimi termini. Tutte le opere basate sulla tua porteranno la stessa licenza, quindi tutte le derivate permetteranno anche un uso commerciale. Questa è la licenza usata da Wikipedia.
  3. Attribuzione - Non opere derivate (CC BY-ND). Questa licenza permette la ridistribuzione, commerciale e non, fintanto che viene trasmessa intera ed invariata, dandoti credito della paternità.
  4. Attribuzione - Non commerciale  (CC BY-NC). Questa licenza permette a terzi di modificare, ottimizzare ed utilizzare la tua opera come base per altre non commerciali, e benché le loro nuove opere dovranno accreditarti ed essere non commerciali, non devono licenziare le loro opere derivative con i medesimi termini.
  5. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo (C BY-NC-SA). Questa licenza permette a terzi di modificare, redistribuire, ottimizzare ed utilizzare la tua opera come base non commerciale, fino a che ti diano il credito e licenzino le loro nuove creazioni mediante i medesimi termini.
  6. Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate (CC BY-NC-ND). Questa licenza è la più restrittiva delle sei, permettendo a terzi soltanto di scaricare le tue opere e condividerle ad altri fino a che ti diano il giusto credito, ma non possono cambiarle in nessun modo od utilizzarle commercialmente.

Ogni licenza è inoltre caratterizzata da un’immagine che contiene le icone esemplificative per ricordare quali sono i diritti concessi con tale licenza.
Ad ogni licenza è infine collegato un Testo legale che ne chiarisce gli aspetti giuridici indicando quali sono le garanzie che la licenza offre a chi ne fa utilizzo (ne consiglio la lettura PRIMA di utilizzare una qualsiasi licenza). Nota che gli aspetti

In fine…
Oggi siamo nel futuro. In meno di un decennio Internet ha rivoluzionato la distribuzione e ridistribuzione di praticamente ogni tipo di opera (cinema, musica, videogiochi, libri, fumetti, poesia, giochi di ruolo, ecc). La pirateria è sempre stata vista come una cosa da estirpare, un’erba velenosa che “ruba” soldi a onesti lavoratori. Non sto a dare giudizi morali su chi scarica illegalmente opere coperte da “diritto d’autore”. Sono però convinto che il sistema vetusto (nato nel 1700!!) del copyright “tutti i diritti riservati” VIENE OGGI MANTENUTO IN VITA DA CHI SU QUEL SISTEMA FA SOLDI A PALATE, alle spalle di tutti, da chi le opere le produce a chi ne vuole usufruire e godere. È un sistema vecchio, comodo solo ad alcuni, sporco e corrotto. Ma qualcuno è andato oltre. Qualcuno ha pensato che un autore ha tutto il diritto di concedere anche parzialmente i diritti delle proprie opere. Un sacrosanto diritto.

Il materiale di questo sito è concesso (come si vede a fondo pagina) con licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia. Questo vuol dire che chiunque arriva qui e apprezza ciò che ci trova, può portarsi via tutto quello che vuole. Può divulgarlo, può modificarlo, può ampliarlo, PURCHÉ:

  •  Me ne riconosca la paternità
  • Non ne tragga profitto alcuno in termini di denaro
  • Distribuisca il materiale qui trovato o che da esso derivi con la stessa licenza qui applicata.
Avevo detto sarei stato breve. Ho fatto il possibile. Il discorso CCPL è molto complesso e attualmente non è per nulla uniforme a livello mondiale.
La strada però è stata tracciata. Occorre solo seguirla…

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